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Dal blog di un sedicenne dopo un camposcuola

Canti africani (Djolè) - CPdV Atto II

Pubblicato il 22 Apr 2007 alle 17:22:08.

La seconda attività, ancora più insolita della prima, ma nemmeno troppo, dell’esperienza umbra è stato cantare. O meglio, come qualcuno mi ha piacevolmente suggerito, sono i canti che hanno cantato noi.


Questa attività è cominciata in un modo insolito giacché siamo entrati uno per volta nella sala della casa, ampia e spaziosa (ma forse neanche troppo per 40 persone) e abbiamo cominciato seguendo tutti Gianluca, ripetendo uno per uno i suoi passi, formando una grande fila, un grande trenino che serpeggiava fra le nude pietre che costituivano i muri scaldati dalla stufa.

Dopodiché abbiamo cominciato a fare il ritmo e infine si è cantata quella canzone che propriamente un titolo non ha, ma che ripete all’inizio “Beikijanto” o qualcosa del genere (la scrittura non è importante).

Proprio collegandomi a questa esperienza ammetto che sinceramente questa è stata l’attività che mi è piaciuta di più e nei giorni seguenti ho sempre spinto per ripeterla, magari con altri canti diversi e ugualmente fantastici. Da qui è scaturita la mia voglia di suonare il djembé.

Però devo dire che ho anche dei limiti paurosi che mi allontanano dal cimentarmi nella pratica di intraprendere il lungo cammino per diventare djembefola (letteralmente “colui che fa parlare il djembé”), e prima di tutto è un problema di mentalità. Come Gianluca mi ha fatto notare, noi cercavamo sempre di chiedere il significato delle parole, a chiedere come si scrivevano per poi ripeterle. Questo presuppone un po’ il concetto di musica che ora permea la nostra cultura, totalmente differente dal concetto grazie al quale, durante il quale, per il quale sono nati quei canti.

Sono canti di amore, di celebrazioni, di buon auspicio. Cose da non fare alla leggera, per lo meno per il rispetto dell’integrità culturale di tutto ciò che sta dietro ad un canto. Anche io ho iniziato subito di pormi di fronte a questi canti con un approccio scientifico, se mi concedete il termine, cercando di trascrivere le parole e ricercando su internet la musica.

L’ho trovata, questo mi ha reso molto felice. Una felicità illusoria, completamente.

D’ora in poi cercherò di avere un motivo quando mi faccio cantare dal canto (si lo so, può sembrare strano, ma forse nemmeno troppo), di non farlo alla leggera. Non si tratta di un motivetto, un tormentone. È poesia, è arte, è cultura, è Africa.

Questo per risposta a coloro che ritengono quei canti brutti, odiosi e insopportabili: provate ad odiare il suono della vostra stessa voce, e non essendo ciò possibile (almeno umanamente), capirete perché non possiamo odiare i canti.

Durante l’esperienza umbra ho imparato un nuovo stile di poesie e volevo dividerlo con voi: si tratta dell’Haiku. Per meglio illuminare voi lettori di quale diavoleria letteraria si tratti, vi invito alla lettura dell’eloquente voce wikipediana, Haiku per l’appunto.

Guardo il cielo risplendere di notte. Lluci lontane.

So che a molti può non piacere, ma ha quel tocco minimalista che la rende elegante. No non sto parlando dell’haiku appena composto, ma del componimento in sè.

Il coraggio della verità

Pubblicato il 20 Apr 2007 alle 18:41:32. 1 commento.
Postato in me.

Strano il titolo di questo post, ma molto bello. Forse dovrei tenerlo per qualcosa di più esplosivo, ma invece lo userò per questo post sincero.

Oggi mi è capitato di parlare con una persona speciale, anzi forse due. Questo aggettivo è dovuto dal bel rapporto che c’è tra noi due, sempre più forte. Questa persona ha avuto il coraggio di dirmi non solo ciò che mi avrebbe fatto piacere sentir dire, ma, soprattutto, ciò che non mi avrebbe fatto piacere sentire, benché fosse la verità.

Senza tanti giri di parole, ho capito qualcosa in più sui miei complessi rapporti con i coetanei, come relazionarmi con loro, e soprattutto cosa faccio di sbagliato.

Volevo dire un grazie a questa persona, non sempre si riesce a essere così franchi e delicati, così maledettamente sinceri e giusti. Dovrei fare anche io così, ma so di non potermi controllare, ho paura di vomitare addosso accuse, per liberarmi da qualche peso, invece che fare qualcosa di costruttivo.

Sì, temo di distruggere, piuttosto che di creare.

Un approccio atipico / CPdV Atto I

Pubblicato il 19 Apr 2007 alle 21:31:04. 2 commenti. Postato in me.

Il posto lo era sicuramente: atipico. Una specie di agriturismo, anche se sarebbe meglio definirla cascina, in montagna, cioè non proprio montagna, a 700 m slm, dalle parti di Caglio.

Non solo questa cascina-laboratorio (”casa” d’ora in poi, per comodità) era isolata da tutto, tant’è che si vedevano pochi altri segni di vita civile a perdita d’occhio, ma pure la tecnologia ci aveva abbandonato, giacché il telefono non prendeva, destando panico in molti di noi (di loro, io ho fatto volentieri a meno, e non avendo morosa, non avevo persona di cui soffrire particolarmente la mancanza, anche se questa è un’altra storia )

Appena arrivati nella bella casa abbiamo cominciato con una strana attività, ovviamente dopo aver conosciuto gli operatori, Franco “Franio”, Diana e Gianluca “o’ tamburista”, ma di loro parlerò un’altra volta.

L’attività strana consisteva nel disporci in circolo e uno ad uno, cercare un punto all’interno del cerchio, un punto che noi sentivamo essere quello giusto, dove stavamo bene. Insomma è un po’ difficile da spiegare, soprattutto in maniera scientifica, ma il punto era sicuramente quello giusto. Uno per volta giungevamo in questo punto tenendo una corda lunga una 30ina di metri e facendovi un nodo e sedendoci sopra, passando poi la corda restante alle altre persone, così è venuto una sorta di disegno strano nello spiazzo antistante la casa, composto da corda e i nodi fissati con sassi al suolo.

Il fulcro dell’esperienza è stato il fatto che ogni volta che ciascuno di noi faceva il suo nodo, esprimeva le sue aspettative, i suoi desideri e i suoi problemi che erano inerenti a quella gita, e questo fatto è collegato anche all’ultima attività, della quale parlerò in seguito.

Back / CPdV Atto 0

Pubblicato il 19 Apr 2007 alle 20:23:10. Nessun commento.
Postato in pensieri in libertà.

Rieccomi. Questo silenzio di quattro giorni era dovuto alla gita, a questa particolare esperienza che mi è capitata. Per fare un po’ di ordine, farò un resoconto a mo’ di cronista, raccontando per filo e per segno (sempre che la memoria mi aiuti) tutto ciò che ho fatto. In seguito, potrò riflettere in particolare, e anche in maniera filosofica, sperando di non essere mai noioso nec banale, ciò che ho vissuto.

Pertanto, o muse, datemi ‘na mano.

(il titolo dei post è in questo modo: titolo / CPdV* Atto n°…)

*CPdV = Cambiare Punto di Vista, il titolo che mi sento di dare complessivamente a questa esperienza

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